Confraternita

sanna_statuaNell’ultimo quarto del secolo XVI nella chiesa di S. Cristoforo, dove c’era una fossa cimiteriale comune, nacque, su iniziativa privata, la Compagnia dei Morti per assistere i moribondi, seppellire i morti e pregare per i defunti.

Nel 1619 la Compagnia, su sollecitazione del vescovo di Bovino, mons. Giovanni Galderisio, che amava intrattenersi in Deliceto per periodi alquanto lunghi, si costituì in Confraternita di S. Cristoforo e Morti e si fece guidare da una sommaria regola. Nelle sue peculiari funzioni indossò «sacchi negri» con cappuccio . FOTO CONFRATELLO CON SAIO NERO

Alla confraternita potevano iscriversi anche i sacerdoti e le donne. Queste ultime, tuttavia, beneficiavano solo delle indulgenze . Sempre nel 1619 l’associazione si pose alle dipendenze dell’Arciconfraternita dei Morti di Roma con la partecipazione a tutte le indulgenze per i vivi e per i morti. Nel 1630, anno in cui una terribile peste colpì l’Italia, il vescovo Galderisio celebrò a Deliceto un sinodo diocesano per calare la diocesi nella riforma del Concilio di Trento e sollecitò la confraternita di S. Cristoforo e Morti a riorganizzarsi canonicamente. FOTO VESCOVO GALDERISIO.

Durante tale riassetto il sodalizio si pose sotto la protezione di S. Anna, mediatrice di Misericordia.

Le pratiche religiose della congregazione erano continue.

Tutti i giorni i confratelli si riunivano nella chiesa di S. Cristoforo e recitavano un «notturno e le lodi dei morti».

Le domeniche, i venerdì e i giorni di festa recitavano l’«ufficio e le lodi della Beata Vergine» e il primo venerdì di ogni mese «tutti e tre i notturni con la messa cantata e la cera».

Durante l’Avvento e la Quaresima, gli associati si radunavano, dopo l’Ave Maria, «alla disciplina per addottrinarsi» .