San Gerardo a Deliceto (1749-1754)

San Gerardo

Venerdì 1 maggio 1749 Gerardo giunse al convento di Santa Maria della Consolazione a cinque chilometri da Deliceto, volendo vivere sotto il patrocinio della SS. Vergine, sotto la guida spirituale di Padre Cafaro. Durante il periodo del noviziato si distinse per la totale e incondizionata obbedienza agli ordini e per lo zelo con cui li eseguiva, esercitando l’incarico di portinaio, infermiere, cuoco, economo e sacrestano. L’esercizio di questo incarico lo riempiva di gioia facendogli mettere ogni cura nel pulire e abbellire la cappella della Consolazione. Con grande entusiasmo si preparava alla festività del Natale, passando la notte a pregare e a flagellarsi, mentre trascorreva il periodo della settimana santa costretto a letto per forti dolori al costato, alle mani e ai piedi. Il 10 marzo erano arrivati alla Consolazione gli ordinandi per gli esercizi spirituali e Gerardo, che stava riordinando il refettorio, alla sola vista dell’Ecce Homo lì raffigurato cadde in ginocchio estatico e solo il richiamo all’obbedienza di Padre Cafaro permise di ridestarlo.

Gerardo riscoprì la grotta utilizzata dal Beato Felice da Corsano, posta sotto il convento, per fustigarsi arrivando a chiedere a un confratello da fargli da carnefice; inoltre per umiliarsi e avvicinarsi di più a Cristo dormiva a terra e nei sottoscala. Nell’aprile del 1750 i Padri redentoristi andarono in missione a Melfi, lasciando il convento di S. Maria della Consolazione sotto la guida di Padre Criscuolo, il quale di temperamento collerico, sottopose Gerardo a ogni tipo di umiliazione, arrivando a fargli tracciare delle croci con la lingua a terra, ma la più dura fu averlo privato dell’eucaristia diverse volte.

A Deliceto Gerardo compì diversi prodigi: il primo quando risanò la gamba incancrenita di un giovane rimettendolo in capacità di lavorare e provvedere a se e alla sua famiglia; altri episodi miracolosi furono i cosiddetti voli estatici, il primo dei quali avvenne all’altezza della chiesetta della Madonna dell’Olmitello e gli permise di raggiungere in aria il Convento della Consolazione, mentre gli altri avvennero spesso nella cappella del convento. Tra gli esempi di dedizione ai malati si annoverano la guarigione del Canonico Sabatelli e quella di un tisico che i medici avevano dato per spacciato. La sua generosità nell’aiutare il prossimo è dimostrata dall’aver accompagnato fino a Sant’Agata una donna incinta che trasportava una cesta di vestiti bagnati o dalla aver convertito un guardiano del Duca di Bovino che, per averlo sorpreso ad attraversare senza pedaggio un ossedimento ducale, lo aveva battuto fino a fratturagli una costola. Egli spesso dormiva rannicchiato dietro l’altare maggiore della cappella del convento o in un vecchio scaldatoio semidiruto con un pagliericcio di pietre e cardi. Più volte allontanò dal presbiterio coloro che vi si accostavano per la comunione, ma che non avevano confessato tutti i loro peccati ricordandoglieli e rimandandoli al confessionale. Una mattina mentre Gerardo era in cantina per attingere il vino da una botte sentì suonare il campanello e, in obbedienza agli ordini del Padre Rettore, il quale diceva di recarsi immediatamente ad aprire la porta, egli vi andò lasciando la botte aperta, ma non si era versato neanche un po’ di vino; il suo superiore lo apostrofò dicendogli di andarsi a infornare, cosa che egli fece subito non volendo uscire dal forno se non dietro l’ordine del suo superiore. Nel 1751 Padre Cafaro fu trasferito a Caposele e gli successe Padre Fiocchi, il quale riportò numerosi episodi di telepatia, infatti ogni qualvolta pensava che Gerardo dovesse essere lì, vi si presentava, anche quando si trovava in luoghi distanti e non aveva ricevuto ordini scritti, come avvenne il giorno in cui rientrò da Melfi. Gli anni 1752 e 1753 furono quelli più fecondi di prodigi, perché a causa della questua fu mandato a contatto con la gente. Nel 1754, in seguito alla calunnia di Erminia, una domestica della famiglia in cui era ospite a Lioni, che affermava di essere stata sedotta da Gerardo, il santo fu costretto ad abbandonare Deliceto per recarsi a Pagani.

Rocco Marino